Lo Spettacolare Sbarco di Don Giovanni d'Austria a Messina

La Rievocazione Storica nel porto più bello del Mediterraneo

corteo navale don Giovanni d'Austria messina

Il Corteo Navale

Ogni anno, il Porto di Messina si trasforma nel palcoscenico di una delle rievocazioni storiche più spettacolari del Mediterraneo. La Marina Militare invia la nave scuola Palinuro, che con la sua imponenza rappresenta la Galea di Don Giovanni d'Austria: intorno a lei prende vita un corteo di imbarcazioni — militari, della Capitaneria di Porto, della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dei Vigili del Fuoco, insieme alle storiche feluche e alle imbarcazioni private — che insieme rievocano, sulle stesse acque, lo sbarco del figlio dell'Imperatore Carlo V, quasi cinque secoli dopo.

corteo navale don Giovanni d'Austria messina

Il Corteo Storico

Più di 250 figuranti in sontuosi abiti rinascimentali animano le vie del centro storico di Messina, trasformando la città in un set a cielo aperto. Non solo il porto, ma l'intero tessuto urbano torna a vivere la festa che i messinesi prepararono per l'arrivo del figlio dell'Imperatore Carlo V. Ad accogliere Don Giovanni d'Austria, il Senato messinese al completo e lo scienziato Francesco Maurolico, che nel 1571 mise a disposizione le sue mappe nautiche e i suoi studi affinché la flotta potesse raggiungere Lepanto sana e salva. Sbandieratori, tamburini e numerosi altri personaggi in costume intrattengono il pubblico con canti, danze e spettacoli itineranti lungo le strade.

corteo navale don Giovanni d'Austria messina

La Rappresentazione Scenica

Quando il Corteo Navale e il Corteo Storico si incontrano, Piazza Unione Europea e Palazzo Zanca si illuminano di storia, diventando il cuore pulsante di una rappresentazione teatrale in cui i grandi protagonisti dell'epoca tornano a scambiarsi doni e promesse solenni. Don Giovanni d'Austria rende omaggio alla città che lo ha accolto, e ringrazia Maurolico per la preziosa guida che ha reso possibile l'impresa. Per l'occasione, un suggestivo gioco di luci trasforma la facciata di Palazzo Zanca, restituendole per una sera l'antico splendore del Palazzo Reale.

Cenni Storici

Tra il luglio e l'agosto del 1571, la grandiosa Armata Cristiana si riunì nel porto naturale di Messina sotto la guida del ventiquattrenne Don Giovanni d’Austria, figlio naturale dell'Imperatore Carlo V. Si trattava di una forza imponente: 210 galee sottili, 6 galeazze, 25 navi grosse e decine di imbarcazioni minori, armate con oltre 1.800 cannoni e un contingente di quasi 80.000 uomini tra soldati, marinai e rematori.

Le forze alleate giunsero nella città dello Stretto in momenti successivi, accolte ogni volta dal fragore dei cannoni:

  • 20 luglio: L'ingresso solenne della Flotta Pontificia, guidata dal luogotenente generale Marcantonio Colonna.

  • 23 luglio: L'arrivo della flotta veneziana di Sebastiano Venier e Agostino Barbarigo, costretta a farsi strada controvento nel porto falcato.

  • 23 agosto: L'arrivo di Don Giovanni d’Austria alla testa di 25 galere, salutato dalle salve d'omaggio di tutte le navi già all'ancora. Sbarcato due giorni dopo, il Comandante Supremo fu ricevuto con tutti gli onori a Palazzo Reale dalle autorità cittadine.

Negli stessi giorni si unirono al raduno le squadre navali di Genova (con Giovanni Andrea Doria), Napoli, Palermo, Siracusa e Candia. La Lega Santa riuscì così a concentrare a Messina un mosaico straordinario di forze provenienti da Spagna, Venezia, Stato Pontificio, Genova, Napoli, Malta, Toscana, Savoia, Sicilia e dalle regioni centro-italiane.

Dallo Stretto al Trionfo

Domenica 16 settembre 1571, l'imponente flotta spiegò le vele ed uscì da Messina tra il rombo delle artiglierie dei castelli e le acclamazioni di una folla festante.

Il destino della spedizione si compì la mattina di domenica 7 ottobre nelle acque di Lepanto. In sole cinque ore di scontro titanico tra oltre 180.000 uomini, l'Armata Cristiana inflisse una sconfitta decisiva alla flotta ottomana: 150 galee turche furono catturate e altre 40 affondate o bruciate, al prezzo di circa 7.600 morti e 15.000 feriti tra i cristiani, contro le 35.000 perdite sul fronte turco.

Il 1° novembre 1571, Don Giovanni d’Austria rientrava da vincitore nel porto di Messina, consegnando la città alla storia.

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