I SAPORI E LA TRADIZIONE DELLO STRETTO

Un viaggio tra dolce e salato. Dove la tradizione siciliana incontra influenze greche, arabe e spagnole.

Scopri perché a Messina il cibo è cultura.

LA STORIA DELLA NOSTRA CUCINA

La cucina messinese è una delle più antiche e originali della Sicilia. Dalla sapienza dei maestri pasticceri, che crearono la pignolata la per i nobili spagnoli, alle mani contadine che impastavano la focaccia la con la scarola. Ogni boccone racconta una storia di tradizioni, di mare e di terra.

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La Pignolata

Piccoli gnocchetti fritti alla perfezione abbracciati dolcemente da una glassa di vaniglia e cacao. La Pignolata messinese è, probabilmente, il dolce più iconico della tradizione pasticcera della città dello Stretto. Dolcissima e unica, la potete trovare solo nella nostra terra e chiunque venga a Messina, deve assolutamente assaggiare uno dei dolci più unici di tutto il Mediterraneo.

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Il Cannolo Messinese

La versione messinese del famoso Cannolo Siciliano è probabilmente il più ricercato da chi visita la nostra terra. Una scorza croccante avvolge il ripieno di ricotta lavorata finemente dai maestri pasticceri dello Stretto per poi decorarla con una granella di pistacchio o nocciola. Puoi trovare anche la versione scura del cannolo con una crema di finissima cioccolata.

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Scardellini o “Morticini”

Un dolce tipico messinese, semplice ma altrettanto unico. Lo puoi trovare nel periodo della festa dei Morti anche nei panifici della città di Messina. Acqua, farina, zucchero e qualche aroma, sono i composti dello Scardellino che, infornato alla giusta temperatura, da vita alla magia. Da un semplice biscotto, l’impasto da vita a due facce della stessa delizia. Cercalo nelle pasticcerie Messinesi.

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Carpaccio di Pesce Spada

Il Carpaccio di spada siculo è uno squisito antipasto con il quale si può dare inizio ad un pranzo a base di pesce. Si tratta di fettine sottili (massimo 2 mm.) di pesce spada crudo marinato con succo di limone.  Olio extravergine d’oliva, il sale e il prezzemolo tritato, completano, assieme ad una spolverata di pepe, un piatto tipicamente messinese che troverete in tutti i nostri ristoranti.

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Alici Marinate

Le alici marinate vengono servite come antipasto dal caratteristico gusto della marinatura, intenso e acidulo. Dopo aver pulito le alici, tolto la testa e la lisca centrale, marinare con olio, sale, pepe e limone. Far riposare a temperatura ambiente il piatto  protetto da una pellicola per almeno 5 ore. Togliere la marinatura e condire con un po’ di aceto bianco.

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Crispedde, i fiori di zucca

Le “Crispedde” (frittelle) di fiori di zucca sono un saporito antipasto tipicamente messinese e diffuso in tutta la Sicilia. Dopo averli mondati eliminando il gambo e lavati, vengono tritati grossolanamente. Amalgamatele con le uova sbattute in una terrina insieme al pecorino, sale e pepe e farina. Infine, in una padella con l’olio extravergine d’oliva si frigge il preparato a cucchiaiate formando le “crispedde”.

L’Arancino Messinese

Il Cono d’Oro che fa la Storia

A Messina troverete il Re indiscusso della rosticceria Siciliana. Finissimo riso cotto allo zafferano, condito con un ragù tradizionale che racchiude tutti i sapori della terra messinese. Il tutto racchiuso in una panatura dorata che ne conserva le fraganze e il sapore unico.

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L’Arancino Messinese

Il Cono d’Oro che fa la Storia

A Messina troverete il Re indiscusso della rosticceria Siciliana. Finissimo riso cotto allo zafferano, condito con un ragù tradizionale che racchiude tutti i sapori della terra messinese. Il tutto racchiuso in una panatura dorata che ne conserva le fraganze e il sapore unico.

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Il Pane Cunzatu

La tradizione messinese non si ferma al solo pesce e dolce, troverete nei nostri colli sapori antichi e usanze tramandate nei secoli tra cui, l’antica ricetta del “Pane Cunzatuu”. Una fagrante pagnotta fatta in casa e cotta nel forno a legna che racchiude in se antichi sapori della terra messinese. Gustatela passeggiando nei Colli San Rizzo, tra l’aria di montagna ed il paesaggio mozzafiato dello Stretto.

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Le “Braciole” messinesi

Involtini di carne sapientemente avvolte attorno al pangrattato a sua volta condito con formaggio, prezzemolo, sale e pepe. Questa bontà di carne la trovi solo a Messina. Ricetta antica che viene tramandata dai nostri avi che la domenica dedicavano il loro tempo ad avvolgere le “braciole” una per una. Ancora oggi, ogni Braciola, è stata preparata con le mani così come facevano le nostre nonne.

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Le “Braciole” di Pesce Spada

La versione marinara delle “Braciole” messinesi sono gli involtini di Pesce Spada. Un piatto tipico dello Stretto di Messina che racchiude tradizione e sapori di mare. Un gusto delicato racchiuso in una fettina sottile di pesce spada. Dentro troverai pangrattato con prezzemolo, sale e pepe. Il tutto condito con un filo d’olio extra vergine d’oliva e e prezzemolo tritato. La delizia dello Stretto.

La Compagnia di Bacco

Il Vino D.O.C. della tradizione messinese

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Vino Faro D.O.C.

Di questo vino rosso che ha preso il nome da Punta Faro all’estremità di Capo Peloro o dai Pharii, primi coloni micenei che qui giunsero nel 1300 a.C., prodotto nel solo Comune di Messina, Strabone (ante 60 a.C. – tra il 21 e il 24 d.C.) geografo, storico e filosofo greco, nella sua “Geografia” riferisce:“Quunque feraissimus vini ager ipse sit, vinum ipsum no quidem Messinium, sed Mamertinu nuncupant, quod contra Italica cuncta, e quidem praestissima aemulatione certetu”, cioè: nonostante il vino sia prodotto nel feracissimo territorio di Messina, non viene chiamato Messineo ma Mamertino in onore a Marte perché per bontà lotta con tutti gli altri vini italici. Plinio il Vecchio (23 – 25 agosto o 25 ottobre 79), scrittore e naturalista, nella “Naturalis historia” classifica il vino messinesi tra i migliori consigliandolo adatto per i banchetti. Nel 1631 Mario Pace, ne “L’Antichità di Caltagirone, città gratissima della Sicilia”, cita il vino Faro e nel 1658 Placido Reina, nel suo “Delle notizie istoriche della Città di Messina”, trattando del vino messinese cita come fonte storica Ateneo, Plinio e Marziale, aggiungendo: “Massimamente che anche oggidì ritengono i vini di quel contorno fra tutti gli altri della Sicilia di lodeuolissimo pregio”. Nel 1880 il vino Faro venne esportato in Francia dove veniva impiegato per “tagliare” i vini di Borgogna e di Bordeaux. I vitigni con cui è consentito produrlo sono nerello mascalese da un minimo del 45 fino al 60%, nerello cappuccio dal 15 al 30% e nocera dal 5 al 10%. Di colore rosso rubino brillante tendente al rosso mattone con l’invecchiamento, profumo delicato e persistente, sapore asciutto e armonico, si abbina con arrosti e carni rosse, selvaggina e formaggi stagionati. Il vino Faro è stato una delle prime D.O.C. siciliane, riconosciuta nel 1976.

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Mamertino

Fu in Sicilia che i greci impararono ad accompagnare i loro piatti con il pregiatissimo Mamertino, vino messinese di cui Ateneo di Nàucrati, erudito greco del II-III secolo, diceva “…pur producendosi in Sicilia si chiama Italiota. È dolce, leggero, vigoroso”. E Placido Reina, citando Ateneo nel suo libro “Delle notizie istoriche della Città di Messina” del 1658, scrive: “Dopo i quali aggiugersi dee l’eccellenza del vino Mamertino, annoverato nel quarto luogo tra i più esquisiti, che si disideravano nelle splendide mense de gl’Imperatori Romani”.  Plinio il Vecchio, nel suo “De Rerum Natura”, assegnò al Mamertino addirittura il quarto posto nella sua classifica dei 195 vini di pregio (I sec. d.C.) e Gaio Giulio Cesare, nel “De Bello Gallico”, cita il Mamertinum, offerto in un banchetto per festeggiare il suo terzo consolato. Già nel 289 a.C. i Mamertini (seguaci di Marte) stanziati a Messina, che avevano denominato Mamertina, iniziarono a piantare nel territorio messinese e in particolare nelle colline di Milazzo una varietà di vite in grado di produrre un vino “caldo, generoso e confortevole”. Oggi la produzione del Mamertino comprende 34 Comuni della Città Metropolitana di Messina e ha ottenuto il riconoscimento D.O.C. nel 2004.

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Malvasia

La più antica notizia del Malvasia delle Lipari la dobbiamo a Diodoro Siculo (Agira, 90 a.C. circa – 27 a.C. circa), storico siceliota autore della storia universale Bibliotheca historica: secondo lo storico la presenza dell’uva Malvasia nelle Eolie risale al VI secolo a.C. e infatti, si tratta di un vitigno esclusivo delle isole Eolie e particolarmente diffuso nell’isola di Salina. Una delle prime testimonianze della produzione vitivinicola delle Isole Eolie è di Andrea Bacci che nel suo “De naturali vinorum historia de vinis italiae et de convivijs antiquorum libri septem” del 1596 afferma che “…l’isola di Lipari è sparsa di fecondi colli, che per l’interno calore del suolo danno un vino sincero…“

Nel 1890 lo scrittore, drammaturgo, saggista e poeta francese Guy de Maupassant, nella sua “La vie errante” (La vita errante) scrive del vino dell’isola di Salina: “…mentre tornavo, avevo scoperto dalla barca un’isola nascosta dietro Lipari. Il battelliere la chiamò Salina. Lì si produce il vino di Malvasia. Volli bere… una bottiglia del celebre vino… È proprio il vino dei Vulcani, denso, zuccherato, dorato…“

Nel 1900 il Malvasia delle Lipari venne presentato e premiato all’esposizione di Parigi e nel 1933 alla prima “Mostra dei vini tipici di Siena” dove fu definito “d’aroma squisito”. I vitigni con cui è consentito produrlo sono Malvasia di Lipari massimo 95% e Corinto nero dal 5 all’8%. Di colore giallo dorato o ambrato, odore aromatico e sapore dolce e aromatico, si sposa bene con dolci siciliani come la cassata, i cannoli, pasticceria secca e piparelli. Prodotto anche nelle varianti Malvasia delle Lipari passito e Malvasia delle Lipari liquoroso, il vino D.O.C. Malvasia delle Lipari ha ottenuto il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata il 20 settembre 1973.

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